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Perché il tuo CV fa schifo? Ecco 10 idee per migliorarlo!

Abbiamo chiuso lo scorso post, dicendo che già il mondo è già difficile: perché sforzarsi per renderlo peggiore?
Ecco, ormai i recruiter giudicano un CV in pochi istanti, basandosi sulle impressioni: se si rompono, il cestino è la destinazione immediata.
Se invece riusciamo a tenerli almeno un po' svegli, allora è probabile che ci chiamino, no?

Quante volte ci hanno detto "Guardi, il suo CV è davvero impressionante!" e noi siamo tornati a casa gongolando e credendo di avere già il lavoro in tasca?
Salvo poi scoprire che il nostro telefono era più muto di un pesce in un blocco di cemento.
Come diceva Nanni Moretti, le parole sono importanti e "impressionante" ha molti significati: senso, ribrezzo, raccapriccionausea.
Insomma, ci volevano dire che il nostro CV fa schifo: ecco la verità.

In USA dicono "less is more"un CV diventa interessante quando riusciamo ad operare per sottrazione.

E allora, per approfondire la questione, ecco 10 elementi che hanno reso il vostro CV una vera e propria schifezza:

1. È un Europass.
Praticamente è come presentarvi a una gara di atletica leggera, disciplina "salto ostacoli", specialità "calci in culo".
E ho detto tutto.

2. Lo avete aggiornato così tanto tempo fa che c'è segnato sia il telefono cellulare sia il telefono di casa (dei vostri genitori).
Per i numeri fissi, Miss Italia finisce qui!

3. La parte più interessante del vostro CV è la foto.
Neanche una di quelle venute meglio.
Magari anche ammiccante... Brrrrrr!
Via, per favore.

4. Per dare un senso di completezza, avete inserito età, titoli di studio... altezza, peso e situazione sentimentale.
Vergognatevi. Rimuovetele. Anche l'età, sì. E se vi chiedono qualcosa, dite che non volevate insultare all'intelligenza del recruiter: cos'è, non è in grado di fare i calcoli sul vostro esame di maturità?
Eddai!

5. Per indicare quanto siate al passo coi tempi, suggerite il vostro profilo di LinkedIn, di Facebook e di Instagram. Ma se poi uno ci va su, scopre che è più desolato di una scarpa che galleggia nel Naviglio e più triste di una signora anziana, sotto la pioggia, cui si rompono le buste della spesa e le rotolano le arance al centro della carreggiata.
Passa un'auto e le schiaccia. È un carro funebre.

6. Sul vostro profilo di LinkedIn, l'unica referenza è quella di vostra madre.
E c'è anche una riga, verso la fine, in cui si lamenta del vostro ordine.

7. I vostro hobby e le vostre passioni sono così anonime che sono tutti verbi all'infinito: leggere, cucinare, viaggiare.
Lettera e testamento, no?

8. La misura dell'efficacia di un CV è la brevità.
Nel tuo, racconti le tue esperienze scout, quella volta in cui hai servito il vino alla festa del paese di un tuo cugino di secondo grado, quella volta in cui hai passato la chiave inglese al meccanico mentre ti aggiustava il motorino.
Insomma, il tuo CV è così lungo che un recruiter, piuttosto che leggerlo, preferisce leggere Moravia: Gli indifferenti.

9. La prossima volta che decidi di mandare fuori il tuo CV, potresti essere arrestato per induzione alla prostituzione: ne hai fatto uno e l'hai fatto andare bene per tutti, dal piastrellista al responsabile marketing, al direttore commerciale. Tutti lavori che hanno bisogno di competenze specifiche.
Le tue, certo. Ma che non sono scritte da nessuna parte.

10. Un CV deve rappresentare la vostra capacità di pensare.
E l'ironia è spesso quell'elemento che può far accendere la lampadina nella testa del recruiter.
Ma nella mail: sostituire la vostra foto con quella di un criceto nella ruota, diciamo che non vi mette sotto la giusta luce...

Sembra un'impresa titanica, ovvio, ma tutto sta nel riuscire a mettere a fuoco ciò che vogliamo dire: siamo persone valide, metteteci alla prova.
Del resto, è tutto un modo per mettere alla prova la nostra intelligenza.
Oh, ce lo hanno insegnato alle elementari: il modo più rapido per collegare due punti è la linea retta.

Cos'è, quel giorno in cui hanno distribuito le qualità personali, noi stavamo facendo gara di sputi coi lama?

 

Articolo tratto http://esuberati.blogspot.it a cura di @matteliuzzi

Illustrazione di Marta Ghezzi

 

 

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